ADHD IN AUMENTO: QUALI CAUSE
DEFINIZIONE DI “ADHD”
L’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), o Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta diversamente da persona a persona. Più che una “mancanza” di attenzione, è piuttosto una difficoltà nel regolarla.
Dopo averla definita, parleremo di caratteristiche, sintomi, cause e di fattori concorrenti. A fine articolo, invece, troverete informazioni che raramente sono reperibili in rete o da un’intelligenza artificiale. Intanto direi di definire l’Attenzione.
ADHD, “ATTENZIONE” E “MOTIVAZIONE”
L’attenzione può essere definita come il “processo cognitivo che permette di selezionare alcuni stimoli tra i molti disponibili, ignorando gli altri, per elaborare le informazioni in modo mirato e finalizzato a uno scopo”. Quella che spesso non viene definita è la motivazione:
La motivazione è il motore invisibile che ci spinge ad agire. In psicologia, viene definita come l’insieme dei processi psicologici che attivano, orientano e sostengono il comportamento di un individuo verso il raggiungimento di un obiettivo specifico.
QUINDI, LAVORARE CON SOGGETTI ADHD CI IMPONE DI CONSIDERARE, OLTRE ALLE CAPACITA’ ATTENTIVE, I LIVELLI MOTIVAZIONALI. IN ASSENZA DI INTERESSE PER UN ARGOMENTO O UN’ATTIVITA’, SARA? ANCORA PIU’ DIFFICILE REPERIRE LE RISORSE ATTENTIVE
CAUSE DELL’ADHD
Le cause esatte dell’ADHD non sono ancora state individuate, poiché non esiste un’unica fonte di questa modalità del pensiero. Come sempre, la comunità scientifica concorda sul fatto che sia il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici, biologici e ambientali.
Quello che in rete non vi viene detto è che ogni condizione psicologica è la risultante di questi livelli che si intersecano tra loro. Ognuno di noi ha fattori genetici che, insieme a quelli sociali e ambientali, vanno a costituire una configurazione che favorisce o meno una condizione clinica.
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L’ADHD è, però, una condizione che a cascata ricade su una serie di altre funzioni: troveremo quindi un pensiero più dispersivo, a tratti annebbiato, una più pronunciata disregolazione affettiva, così come impulsività e condotta disorganizzata
ADHD CARATTERISTICHE PRINCIPALI
In rete troverete un elenco delle caratteristiche principali, suddivise per aree tematiche:
1. ADHD e Disattenzione e Gestione del Focus
Difficoltà di concentrazione: Fatica a mantenere l’attenzione su compiti prolungati o ripetitivi, Può essere contenuta facendo più pause e con strumenti compensativi.
Iperfocus: Capacità paradossale di concentrarsi intensamente su attività estremamente stimolanti (videogiochi, hobby, progetti creativi), perdendo la cognizione del tempo.
Sbadataggine: Tendenza a perdere oggetti (chiavi, telefono) o a dimenticare appuntamenti e scadenze.
Facile distraibilità: Stimoli esterni (rumori, movimenti) o pensieri interni interrompono continuamente il flusso di lavoro.
2. ADHD e Iperattività e Impulsività
Mentre nei bambini è spesso fisica, negli adulti l’iperattività tende a diventare “mentale”.
Agitazione motoria: Difficoltà a stare seduti fermi, giocherellare con le mani o muovere continuamente i piedi.
Irrequietezza interiore: Una sensazione costante di tensione o il bisogno di essere sempre “in movimento”.
Impulsività verbale: Tendenza a interrompere gli altri, finire le frasi altrui o rispondere prima che la domanda sia completata.
Difficoltà nell’attesa: Scarsa tolleranza della frustrazione quando si deve aspettare il proprio turno.
3. ADHD e Funzioni Esecutive e Organizzazione
Le funzioni esecutive sono il “regista” del nostro cervello; nell’ADHD, questo regista è spesso in difficoltà.
Procrastinazione: Difficoltà enorme a iniziare compiti percepiti come noiosi o complessi.
Cecità temporale (Time Blindness): Difficoltà a stimare quanto tempo passerà o quanto ne servirà per un’attività.
Disorganizzazione: Difficoltà a dare priorità ai compiti e a gestire lo spazio fisico (scrivania, casa).
4. ADHD e Aspetti Emotivi e Relazionali
Spesso trascurati, sono invece centrali nell’esperienza di chi ha l’ADHD.
Disregolazione emotiva: Le emozioni (rabbia, tristezza, gioia) sono vissute in modo molto intenso e sono difficili da moderare.
Sensibilità al rifiuto (RSD): Un dolore emotivo estremo legato alla percezione di essere stati rifiutati o criticati.
Creatività e Pensiero Laterale: Capacità di fare collegamenti insoliti e risolvere problemi in modo originale (“out of the box”).
SIAMO TUTTI UN PO’ ADHD
Questo elenco potrebbe risultare allarmante, per questo suggerisco di utilizzare la rete con cautela. Infatti, vi sarete riconosciuti in molte di queste caratteristiche (distraibilità, perdere le chiavi, procrastinare, giocherellare ecc.) ma questo non significa automaticamente avere l’ADHD.
La diagnosi deve essere effettuata da professionisti (psicologi, psichiatri o neuropsichiatri) attraverso test specifici e un’analisi della storia clinica della persona.
ADHD STRESS E ALTRI DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO
Questi elenchi di caratteristiche non consentono di procedere ad una diagnosi differenziale, ossia una diagnosi che escluda l’ADHD in quei casi in cui alcuni sintomi dipendano da altro. poiché troppo facilmente conducono a considerare la mancata regolazione dell’attenzione come la caratteristica principale, e non come la conseguenza di altre condizioni cliniche.
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Molti disturbi dell’apprendimento potrebbero, infatti, incidere sulle capacità attentive:
· Disprasia: Difficoltà nella coordinazione dei movimenti e nella pianificazione di azioni motorie complesse, compresi i movimenti di occhi e mani per leggere e scrivere.
· Dislessia: Difficoltà specifica nella lettura (decodifica dei testi), che risulta lenta e poco corretta.
· Disgrafia: Difficoltà nella realizzazione grafica del segno alfabetico e numerico (scrittura illeggibile o faticosa).
· Discalculia: Difficoltà nel comprendere i numeri, calcolare e manipolare le quantità matematiche.
Si deve, quindi, sempre procedere a una diagnosi differenziale per evitare di attribuire etichette diagnostiche che promuoverebbero strumenti compensativi non utili al caso specifico. A volte una dislessia unitamente a tratti di vivacità, potrebbe essere etichettata ADHD da un occhio sprovveduto.
Altre volte anche un semplice problema alla vista potrebbe diventare causa di condotte apparentemente simili all’ADHD.
Più in generale qualsiasi fattore di STRESS induce reazioni che sono in tutto e per tutto identiche alle condotte di soggetti neurodivergenti.
PERCHÉ L’ADHD È IN AUMENTO
Possiamo individuare diversi fattori che incidono sulla maggiore diffusione di questo tipo di disturbo, ma dobbiamo anche evidenziare che molti dei fattori vanno a incidere su un problema di attenzione non di origine neurologica:
ADHD E L’IPERCONNESSIONE
L’uso delle nuove tecnologie, i social, le app di messaggistica e, più in generale, qualsiasi device, ci hanno messo in una condizione di iperconnessione che ha stimolato competenze attentive nuove, non necessariamente patologiche. Oggi guardiamo una serie, un video mentre rispondiamo a un msg e siamo davanti al libro di storia. Questa condizione sta cambiando gli stili attentivi e di apprendimento che, prima di essere assorbiti vengono etichettati come disfunzionali.
ADHD E FATTORI SOCIALI
L’organizzazione sociale ed economica contemporanea reclama modi di condotta ADHD perché più congeniali alle fast relation di oggi. Relazioni brevi, lavoro precario e da cambiare spesso, terapie brevi, mordi e fuggi, usa e getta, toccata e fuga. La società veloce favorisce stili di condotta con i quali la capacità di spostare rapidamente e spesso l’attenzione viene premiato, rispetto alle capacità di contemplazione e riflessione. Più ci adeguiamo alla società della disattenzione, più la stimoliamo ad andare più veloce, e più saremo chiamati a diventare ADHD.
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ADHD E SCUOLA
La scuola non è pronta per l’ADHD. Sia che si tratti di un effettiva neurodivergenza, sia che si tratti di uno stile adattato alle richieste sociali, la scuola non sa stare al passo con questi cambiamenti. Gli strumenti didattici sono datati, gli insegnanti impreparati sulle competenze psicologiche necessarie per condurre una classe, infine i genitori sono rivoltosi.
Tutto questo spinge il sistema scolastico a medicalizzare ragazzi ADHD, ossia ad affidarsi a protocolli sanitari e a rinunciare a sviluppare protocolli pedagogici adeguati. Questo sgrava la scuola da un eccesso di responsabilità e aggrava un sistema sanitario già al collasso. In verità, anche di fronte a una diagnosi strutturata, non si necessità di intervento sanitario se quello pedagogico è solido.
CONCLUSIONI
Anche questo articolo è ADHD. Per scriverlo ho dovuto seguire un software che mi impone uno stile preciso: frasi brevi; semplici; cambiando argomento spesso e mettendo molte sfaccettature; nessun approfondimento…
Insomma, anche la comunicazione deve diventare ADHD altrimenti si viene puniti con l’invisibilità. Vi sto dicendo che per essere indicizzato, ossia visibile in rete, si è obbligati a scrivere in stile ADHD. Quindi è giunto il momento di non parlare di sindrome ma di una metamorfosi a carico di tutta la società. Non solo la scuola, ma qualsiasi istituzione dovrebbe essere capace di comunicare e svolgere i suoi compiti anche con soggetti ADHD.
In sintesi, con una buona dose di impegno, quasi sempre l’ADHD può essere affrontata senza interpellare specialisti. Inoltre chi riconosce questa sua neurodivergenza può trovare modi efficienti e sereni per conviverci senza problemi di sorta.













