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	<title>#confessionidiunopsicoterapeuta Archivi - Psicologo Psicoterapeuta: Dott. Luca Urbano Blasetti</title>
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	<description>Studio Psicologo psicoterapeuta a Parma e Rieti. Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo, Umbria</description>
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		<title>4 PAURE E 1/2 DEL TERAPEUTA: IL SUICIDIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2021 08:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#confessionidiunopsicoterapeuta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’analista non può negare questo bisogno di morire. Dovrà accompagnarlo. Il suo compito è quello di aiutare l’anima nel suo percorso. Non osa opporsi a quel bisogno impellente in nome della prevenzione, perché sa che la resistenza non fa che rendere più cogente il bisogno e più fascinosa la morte concreta. [J.Hillman, Il suicidio e l’anima, pp.136/137]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">4 PAURE E 1/2 DEL TERAPEUTA: IL SUICIDIO</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Questa storia del pericolo! Bah! Al diavolo! L&#8217;idea del pericolo comincia nella mente dell&#8217;analista&#8230; c&#8217;è tutta la serie di pericoli immaginati dagli analisti. Sono loro a spaventarsi, appartengono a loro le paure. Paura numero uno: la paura che un paziente si suicidi. O la paura di essere sedotti o di sedurre il paziente&#8230; Paura numero tre: La violenza&#8230; ah, si, la paura della psicosi ovviamente (E la paura che il paziente non paghi, non dimentichiamo neanche questa)&#8221; (Hillman in Il linguaggio della vita).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sapete cosa vi devo confessare oggi? Qualcosa che vi risulterà piuttosto indigesto. Per questo, anche per chi, tra di voi, avesse letto il nostro caro Hillman nel suo “Codice” o nel suo “Il suicidio e l’anima”, la tendenza è a tralasciare, dimenticare il bellissimo messaggio che vi è contenuto. Si perché quando la bellezza è data dalla crudezza e dall’aspetto terribile e terrifico, allora tendiamo a difenderci e a obliare. La bellezza dell&#8217;efferatezza delle emozioni. Ma veniamo al dunque…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>La psicoterapia è il luogo in cui alcune immagini, quelle che altrove sono intollerabili, possono razzolare con un certo grado di libertà. E tra queste non ci sono solo quelle che risultano accettabili dal mondo e dalla psicoterapia, ma anche quelle che la stessa psicoterapia rifiuta. Insomma&#8230; mai dire a un ansioso “stai calmo”, o a un depresso “su con la vita”, sarebbe come chiedere ai pazienti di non vivere quella dimensione in cui è contenuto il messaggio, sarebbe come chiedergli di non viversi. E se dalle emozioni passiamo alle condotte, anche dire a un tossicodipendente di non drogarsi o a un ladro di non rubare, oltre ad essere del tutto inutile perché già lo sanno, rischia di farci incappare nel medesimo errore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per certi versi la Psicoterapia è il luogo in cui si impara a convivere con quelle parti di noi e con le parti dell’altro intollerabili. E se quelle parti devono vivere, questo è ciò che mette a fuoco Hillman, e sia, con tutte le conseguenze del caso. Allora “NON TI UCCIDERE&#8221; è certamente una sorta di comandamento per la psicoterapia eppure, comunicarlo ai pazienti ha poco senso. Anche in questo caso già sanno di non doverlo e volerlo fare. Spesso i pazienti non vogliono essere salvati da ciò che non gli piace di loro, anzi quasi sempre, vengono per essere assolti, o per ricevere il permesso di esserlo. Ah..! Quanto la psicoterapia somiglia alla religione, e quanto avverto spesso che, nel perfetto solco familiare mi sono collocato, di quella mia famiglia che di preti e clericali ne ha avuti tanti. Ecco anche questa è una confessione e questo è, sempre, anche un confessionale.<br>È in questa falsa riga che una tra le paure più grandi del terapeuta compare proprio quella che il paziente si suicidi. Il suicidio potremmo dire sia l’evento più temuto perché ci mette alla prova su più fronti. Il primo pensiero che fa un terapeuta è qualcosa del tipo “E adesso che succede? Mi denunceranno per incompetenza? L’ordine professionale mi radierà? Che ne sarà di me e della lucente immagine che ho presentato al mondo come professionista?” Questo primo livello è il più infido perché rinverdisce la maschera del terapeuta e gli ricorda che, per quanto egli si sia impegnato, è tutt’altro che libero dai condizionamenti sociali. E, vi confesso anche stavolta, questo pensiero mi attraversa di continuo, con ogni singolo paziente, c’è un tutore della mia maschera che scorrazza nella mia anima ma, per mia fortuna, non si ferma mai… mi attraversa, si, ma non si ferma.<br>Il secondo Pensiero ha a che fare proprio con il mio sentirmi competente. Inizio a pensare a quella possibile mossa, a quale mossa io abbia sbagliato per non essere riuscito ad impedire che accadesse. Oppure quella mossa che ha provocato il l&#8217;infausto evento, qualunque esso sia, magari quella volta che ho guardato l’orologio e il paziente se ne è accorto, magari quella volta che mi sono grattato il sopracciglio mentre pensavo ad altro… ah quanto ci piace, ve lo confesso ancora, essere onnipotenti. ma siamo sicuri che la psicoterapia abbia il potere di generare reazioni in modo così puntuale? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo talmente incastrati nell’immaginario di “potenza del terapeuta” che rischiamo sempre di non essere terapeutici. E adesso cosa penseranno? Chi mi invierà più pazienti? Qui c’è la seconda maschera che uno psicologo, specie se in erba, fatica a dismettere. E somiglia alla prima. Quella del salvatore le cui gesta, per minute che siano, producono effetti incommensurabili sul mondo intorno a lui. Ecco ancora la confessione di chi deve ogni giorno, ogni ora, ogni seduta ricordarsi di rinunciare all’idea che ciò che farà sarà così fondamentale. La fede psicologica è quella che ci fa fare il nostro lavoro, consci del fatto che ciò che deve accadere accadrà secondo necessità. Allora il guarire, che etimologicamente significa proprio “impedire”, rischia di diventare un comandamento, una catena.<br>Poi c’è il terzo, quello in cui, se si lavora con le emozioni, per quanto si tenga una distanza dai pazienti, considerando che in verità quella distanza deve essere il più possibile annullata, un evento così difficile ci colpisce fin dentro le ossa. E, per quanto ci vogliamo dichiarare pronti a emozionarci, ogni volta cerchiamo di non farlo avvenire.<br>“Basta m’ammazzo!” Oppure “Dottore ho paura… ultimamente ho pensato di poter pensare di voler morire”, Oppure “Dottore ho ragionato su come suicidarmi” Oppure “Dottore non ce la faccio… stanotte avevo le medicine e stavo per prenderle tutte” Oppure… Insomma i modi di dire che ci si vuole suicidare sono molti, molti di più di quelli che cito poiché mancano quelli non dicibili. E direi che molti di più sono i modi di non dirlo facendolo. Quindi quando un paziente porta in terapia la fantasia del suicidio direi che è già un grosso sospiro di sollievo per me… poiché significa che quell’immagine ha acquisito la dignità di esistere nella psiche e nella terapia. Può essere parlata e ogni volta che diamo il permesso di entrare alle parole, allora gli agiti si danno un tempo di sospensione per, una volta parlati, farsi azioni orientate.<br>Ma allora, ve lo rivelo, la psicoterapia, dopo aver valutato ed escluso se alle fantasie corrispondono progetti pianificati, non si oppone mai al suicidio al livello immaginale. La morte nei sogni, la morte nelle fantasie è sempre la manifestazione di un profondo bisogno di metamorfosi e, per estensione lo è il suicidio. Il fatto che avvenga nel concretismo è, spesso un mero errore di comprensione. Si colpisce il corpo senza accorgersi che si avverte il bisogno di colpire una parte psicologica di noi affinché si metamorfizzi. Questo bisogno viene confuso col corpo. Allora eccola la psicoterapia che si rivolge proprio a quel processo e, così facendo, riporta il focus fuori dal corpo e, come effetto collaterale, salva proprio lui, il corpo.<br>Per questo la domanda che contempla sia il primo che il secondo livello, il concreto e l&#8217;immaginale, è sempre banalmente la stessa&#8230; &#8220;Come stava pensando di farlo?&#8221;. Questa è la domanda che salva, (monitorando) il corpo da una parte, e salva la metamorfosi della psiche dall&#8217;altra, semplicemente osservandola.<br>Ma c’è di più, e qui vi confesso che non sono proprio bravo, la psicoterapia è testimonianza innanzitutto, non guarisce, non impedisce, testimonia, accompagna, sostiene, rende confortevole il viaggio verso la propria individuazione. Allora quando in terapia giunge chi ha nell’animo di individuarsi attraverso il suicidio del corpo, allora siamo chiamati a stare in quella angoscia, a sostare, e stagnare. Perché la maggior parte delle volte chi si suicida chiede di essere fermato, mentre le volte in cui viene per chiedere il permesso, si deve esser pronti a esserci, qualsiasi siano gli eventi… esserci. <br>Eppure ancora non si sente la confessione vero? Non c’è autenticità nelle mie parole, c’è ancora la titubanza del benpensante, del politicamente corretto, c’è ancora il timore dello scrittore che vuole essere solo apprezzato e che non vuole provocare lo sdegno di nessuno. Per questo finora avrete appreso qualcosa in più del terapeuta e non dell’uomo. Allora adesso la confessione passa nelle sue mani, quelle di colui che ha transitato l’evento suicidario dentro le mura di casa sua e una cosa l’ha capita… tutto ciò che non va nella propria famiglia e che contribuisce a non distrarre l’omicida di se stesso dai suoi intenti nefasti, è, al tempo stesso, tutto ciò che permetterà ad ogni singolo membro di quella famiglia di restare in vita. Le difese! Ahh le difese, le tanto deprecate difese! Sono quelle che salvano la vita a chi resta sulla Terra, ai survivors. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora forse il suicidio è una incapacità di sviluppare meccanismi di difesa, di sviluppare processi psicologici in grado di obliare, distorcere, manipolare la realtà fino a renderla accettabile? Si, perché la realtà, senza difese è sempre profondamente inaccettabile. Allora quando parlo con i miei morti, quelli a me vicini, gli dico sempre le stesse parole… “Vedi? Non è cambiato granchè. Tutti si sono interrogati il giorno stesso, al tuo funerale, magari al trigesimo ma poi? Poi gli ansiosi hanno continuato a idolatrare il controllo, gli intellettuali Apollo, i pragmatici la terra. Perché avevi la pretesa che ognuno smettesse di credere nel suo dio? Perchè non ci hai accettato così come siamo, con tutti i nostri difetti, difese, dissensi? Ma, soprattutto, perchè non hai cercato di farlo con te? </p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><a href="https://lucaurbanoblasetti.it/wp-content/uploads/2022/07/solitudinebanda-1-1024x935-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://lucaurbanoblasetti.it/wp-content/uploads/2022/07/solitudinebanda-1-1024x935-1.jpg" alt="" class="wp-image-13851" width="472" height="431" srcset="https://lucaurbanoblasetti.it/wp-content/uploads/2022/07/solitudinebanda-1-1024x935-1.jpg 1024w, https://lucaurbanoblasetti.it/wp-content/uploads/2022/07/solitudinebanda-1-1024x935-1-300x274.jpg 300w, https://lucaurbanoblasetti.it/wp-content/uploads/2022/07/solitudinebanda-1-1024x935-1-768x701.jpg 768w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a><figcaption>The day I’ve felt alone the most &#8211; Carlo Diamanti</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Allora eccolo il suicidio, è l’atto supremo attraverso cui non si accetta di piegarsi al proprio dio, non sia accetta che ognuno si pieghi al suo. Non si accetta la sottomissione in cui Psiche trova sempre la sua forza. E la psicoterapia è lì e deve fare ciò che i benpensanti non accettano, ossia che sia lei per prima a piegarsi al dio dei pazienti, che invochi gli altri dei si, ma che mantenga sempre presente il fatto che deve operare la testimonianza partecipata della propria inutilità. E se tra quegli dei c’è il suicidio allora che quel dio ce la mandi buona. Insomma mai, e dico mai, stringere un recinto contenitivo intorno al dio che i pazienti portano in terapia. Invece sempre, e dico sempre, aprire i cancelli dei recinti angusti nei quali sono stati rinchiusi tutti gli altri dèi. Mai eliminare un sintomo presente, sempre sollecitare le funzioni silenti. Insomma se avete accanto a voi un depresso, non cercate di uccidere la sua depressione, ma di crescere la sua creatività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non penso lei mi stia chiedendo se è pazzo, o di guarirla, o di impedirle di fare alcune cose… ho più l’impressione che lei mi stia chiedendo se sono disposto a esserci, qualunque e chiunque lei sia. Ebbene io me la sento&#8221;.</p>



<p class="has-vivid-cyan-blue-color has-text-color wp-block-paragraph"><a href="https://lucaurbanoblasetti.it/suicidio-e-covid-falso-allarme-facciamo-chiarezza/">Clicca qui se vuoi leggere: Suicidio e Covid: falso allarme, facciamo chiarezza</a></p>
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		<title>4 PAURE E 1/2 DEL TERAPEUTA: PSICOSI E FUNGHI PORCINI</title>
		<link>https://lucaurbanoblasetti.it/4-paure-e-1-2-del-terapeuta-psicosi-e-fugnhi-porcini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 09:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#confessionidiunopsicoterapeuta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Questa storia del pericolo! Bah! Al diavolo! L&#8217;idea del pericolo comincia nella mente dell&#8217;analista&#8230; c&#8217;è tutta la serie di pericoli immaginati dagli analisti. Sono loro a spaventarsi, appartengono a loro le paure. Paura numero uno: la paura che un paziente si suicidi. O la paura di essere sedotti o di sedurre il paziente&#8230; Paura numero [&#8230;]</p>
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<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">&#8220;Questa storia del pericolo! Bah! Al diavolo! L&#8217;idea del pericolo comincia nella mente dell&#8217;analista&#8230; c&#8217;è tutta la serie di pericoli immaginati dagli analisti. Sono loro a spaventarsi, appartengono a loro le paure. Paura numero uno: la paura che un paziente si suicidi. O la paura di essere sedotti o di sedurre il paziente&#8230; Paura numero tre: La violenza&#8230; ah, si, la paura della psicosi ovviamente (E la paura che il paziente non paghi, non dimentichiamo neanche questa)&#8221; (Hillman in Il linguaggio della vita).</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Prima di confessare ci serve una breve lectio che, per chi non ne avesse bisogno, resta una premessa necessaria per la confessione. Insomma, in molti già sanno che Freud e Jung sono stati molto vicini, molti sanno che questa vicinanza si è fatta sfida fallica, molti sanno che mentre Freud aveva lavorato più che altro con nevrotici, Jung dall’altra parte aveva prediletto gli psicotici. </p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Ma che significa nevrotico e psicotico? Io voglio banalizzare e lo voglio fare per i pazienti che si stizziscono se gli danno del nevrotico dimostrando di essere tali, mentre gli psicotici se si sentono dire di essere psicotici vanno dritti per la loro strada senza fare i conti con la realtà dei fatti. Ma cosa vuoi che sia una nevrosi? Al tempo di Freud era divenuta addirittura uno status symbol… un po’ come gli attacchi di panico oggi nelle nuove generazioni. Ormai siamo tutti presi come genitori nell’attesa di poter esclamare qualcosa del tipo “… ahh congratulazioni anche tuo figlio è divenuto signorino, ha avuto il suo primo attacco di panico”. Il dio Pan scandisce ormai il passaggio dalla pubertà all’adolescenza… ma torniamo a Freud.Partendo dal vecchio adagio alchemico secondo cui il veleno è nella dose, adagio attribuibile a quel vecchio winkleprediger di Paracelso, sia qui sufficiente dire che entrambe, nevrosi e psicosi, sono un eccesso, una “osi”. E mi viene la fantasia che “osare” sia parola che abbia la stessa radice “osi” e che rimandi dunque all’eccesso di audacia, ma certamente questa è etimologia da mercato rionale… colorata, rumorosa, saporita ma alla fine scompare lasciando un sacco di cartacce a terra. Insomma troppi nervi per la “Nevr-osi” e troppa psiche per la “Psic-osi”. Ma mentre quei nervi esagerati erano troppi perché tesi oltremodo a seguito dei multipli e reiterati castramenti dei desideri operati dal super-io su indicazioni dell’IO, la psicosi è la totale assenza di IO, di un direttore d’orchestra e, dunque, è un eccesso di psiche, di immagini e immaginazione.Ora vi confesso che, da bravo junghiano, la nevrosi mi annoia un po’ e, al tempo stesso, mi affascina. Sono tendenzialmente psicotico, immagino troppo e soffro di emozioni anche solo comparse come fantasie. Vi confesso che le notti in bianco rischio di passarle a litigare furiosamente con chicchessia mentre lui, chicchessia, placidamente dorme nel suo letto. Certe notti la tv e i libri ti salvano. Quindi per me la nevrosi è una conquista di serenità. Repressione ritmata di desideri che genera tensione nervosa ed emotiva, ma almeno le emozioni in gioco sono solo quelle che appartengono al piano del reale. Invece la psicosi… ahh la psicosi! Ma quanto è bella la psicosi? La fantasia fa capolino facendo la padrona a casa d’altri, il vigile all’angolo diventa un agente della CIA, la partita di calcetto diventa una donna formosa che a letto fa impazzire il fidanzato, il silenzio si colora di voci, e pulirsi le mani facendosi il segno della croce almeno 15 volte al minuto diventano riti con cui ottenere premi inaspettati. Insomma un nevrotico ti fa un quadro di fiori che vedi appeso nello studio del tuo dentista, uno psicotico ti fa dei girasoli e i riflessi arancio li ottiene col sangue che fiotta dall’orecchio mozzato. Ora mi sembra chiaro che nessun dentista sia mai passato alla storia se non come torturatore, mentre è pieno di psicotici che hanno fatto la storia. </p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Allora Jung non era fesso, semplicemente era un esteta e il suo Libro rosso ne è la prova, una psicosi in diretta… eppure, come scriveva Sigismondo non si batte.La verità è che la psicologia, come tutte le discipline scientifiche, se ne infischia della nevrosi, come i dentisti di una carie, perché è timida, banale, comune, ordinaria. Invece la psicosi. Ah lei si che da soddisfazione! Come per un oncologo una macchia scura nella TAC come non ne aveva mai viste prima, o come qualsiasi altra patologia rara e iperbolica. Questo, ve lo confesso, è il rischio della sanità, farsi cercatrice di funghi e quando vede un bel porcino succulento, ci si butta sopra. Ecco! Il rischio della psicoterapia è andare in cerca di porcini. Ogni psicologo in erba fa questo errore, più o meno pianificato, quello di entusiasmarsi di fronte alla follia. Tutti noi in questa fase viviamo con l’assetto di chi tutto accoglie e tutto può curare. Questo avviene per un delirio che la psicologia stessa alimenta, ossia quella convinzione, del tutto psicotica, che esista un gesto, una parola, una sillaba o semplicemente un colore della camicia che indossiamo, che possa far accadere tutto e il contrario di tutto. Si Gli psicologi sono psicotici un po’ come i delinquenti sono ottimi poliziotti e gli avvocati hanno una fortissima tolleranza dell’illegalità. Da psicologo la psicosi ti affascina la insegui come cercando uno specchio per guardare il foruncolo che hai sentito grattandoti la fronte. Allora, passando in rassegna tutta la filmografia in cui lo psichiatra o lo psicologo faceva breccia sul caso su cui nessuno trovava contatto, continui a cercarla illuso di curarla. Poi la incontri e lei, la psicosi, lì a fianco del paziente che sembra averti seguito quasi fin sotto casa, si mostra per quello che è… rocciosamente e violentemente tirannica e allora? E allora freni e impari a non avvicinarla a meno che non vi sia un invito ufficiale e, in quel caso, provi a suggerire il galateo, lo stesso che hai sviluppato quando lei bussava alla tua stessa porta con maggior gentilezza. L’incontro con la psiche ci insegna ad averne un profondo rispetto, ci insegna a chiedere permesso, ci insegna che siamo sempre ospiti in casa nostra, figuriamoci a casa degli altri. Ma rispetto non vuol dire paura. Ma soprattutto Hillman ci fa un’invito imponente, ci ricorda che le paure sono del terapeuta e non del paziente, ci ricorda che i porcini li troviamo perché siamo andati nel bosco a cercare, ci rammenta che quasi sempre se si ha fede terapeutica, quella psicosi non viene e non va da nessuna parte se ci parliamo con tranquillità. Per fare questo dobbiamo confessare le nostre. Dobbiamo concederci di ammettere di aver immaginato, di essere stati colti da immagini truculente o libidinosamente indecenti e indicibili. Ecco saper dire l’indicibile è la cura per la psicosi. Si perché le parole curano e le immagini nella loro autonomia non si presentano solo di notte durante il sonno, ma a volte anche in pieno giorno, magari sull’autobus e chiedono parola. Se gli diamo parola non faranno danno. Insomma la psiche è immagini, la serenità è di chi sa svuotarla con regolarità. Ma poi alla fine va detto, la psicosi è tale perché sfugge al coniugarsi col piano di realtà… allora fa paura a chi si trova su quel piano mentre per me, per noi psicoterapeuti, almeno per i più capaci, la paura non c’è perché in terapia reale è ciò che ci agisce, tutto quindi nella stanza d’analisi assume la dignità del vero. Ecco La terapia è nella verità, nel vero e lo ricongiunge col reale, ossia con quel territorio in cui l’immaginazione, l’allucinazione, il delirio, la paranoia sono banditi ma di cui, da sempre, ha un profondo bisogno.</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Luca Urbano Blasetti</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph"><a href="https://www.facebook.com/hashtag/confessioni?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZU539ZklpLPkgiFuSX7eGm_Aao0vF_-nxcSZiNvay_7cFNfkFX4ubU6bLQwf2ez4FD1TmySJvXbvf5YIrEvtVZNq78u_Y20OzBVKtSEo2qij4xHl0vUtupUfsX3Z8DP-WniFkbgChpLWIwE_rjG7E5xz7cB5amYoxPKGh-ef79nJybmhDbZurXmit2o5ISXRYQ&amp;__tn__=*NK-R">#Confessioni</a> di uno <a href="https://www.facebook.com/hashtag/psicoterapeuta?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZU539ZklpLPkgiFuSX7eGm_Aao0vF_-nxcSZiNvay_7cFNfkFX4ubU6bLQwf2ez4FD1TmySJvXbvf5YIrEvtVZNq78u_Y20OzBVKtSEo2qij4xHl0vUtupUfsX3Z8DP-WniFkbgChpLWIwE_rjG7E5xz7cB5amYoxPKGh-ef79nJybmhDbZurXmit2o5ISXRYQ&amp;__tn__=*NK-R">#Psicoterapeuta</a></p>
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		<title>4 PAURE E 1/2 DEL TERAPEUTA: La violenza sull&#8217;analista</title>
		<link>https://lucaurbanoblasetti.it/4-paure-e-1-2-del-terapeuta-la-violenza-sullanalista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2020 08:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#confessionidiunopsicoterapeuta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Questa storia del pericolo! Bah! Al diavolo! L&#8217;idea del pericolo comincia nella mente dell&#8217;analista&#8230; c&#8217;è tutta la serie di pericoli immaginati dagli analisti. Sono loro a spaventarsi, appartengono a loro le paure. Paura numero uno: la paura che un paziente si suicidi. O la paura di essere sedotti o di sedurre il paziente&#8230; Paura numero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lucaurbanoblasetti.it/4-paure-e-1-2-del-terapeuta-la-violenza-sullanalista/">4 PAURE E 1/2 DEL TERAPEUTA: La violenza sull&#8217;analista</a> sembra essere il primo su <a href="https://lucaurbanoblasetti.it">Psicologo Psicoterapeuta: Dott. Luca Urbano Blasetti</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">&#8220;Questa storia del pericolo! Bah! Al diavolo! L&#8217;idea del pericolo comincia nella mente dell&#8217;analista&#8230; c&#8217;è tutta la serie di pericoli immaginati dagli analisti. Sono loro a spaventarsi, appartengono a loro le paure. Paura numero uno: la paura che un paziente si suicidi. O la paura di essere sedotti o di sedurre il paziente&#8230; Paura numero tre: La violenza&#8230; ah, si, la paura della psicosi ovviamente (E la paura che il paziente non paghi, non dimentichiamo neanche questa)&#8221; (Hillman in Il linguaggio della vita).</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Quando sei seduto davanti a un paziente ti aspetti di tutto? No direi decisamente di no. Quello che ti permette di lavorare è proprio la profonda fiducia nella psiche e nei pazienti. La fiducia nel fatto che ciò che può andar bene lo andrà. Ed è per questo che ci pagano. Per transitare il dolore, stagnarci dentro ma sempre, e dico sempre, con lo sguardo di chi ha fiducia nel fatto che andrà tutto bene. E non si può fingere. Ma poi un giorno il, o la paziente si alza e tira il pacchetto di sigarette in faccia al terapeuta, ribalta la chaise longue, lo minaccia di seguirlo e attenderlo sotto casa e esce chiedendo al, o alla terapeuta come stanno i suoi figli. Allora lo confesso sono terrorizzato da questa idea. Sia chiaro, so come gestirmi e gestirla ma ho paura. Una paura di cui tendo a vergognarmi. A poco serve pensare che nessuno taglia il ramo su cui è seduto e che il terapeuta sia quel ramo. A poco serve sapere che tenere la propria posizione, come quando un gorilla dorso argentato attacca battendo i pugni sul petto, è l&#8217;assetto migliore. Si perchè io faccio proprio così, tengo lo sguardo di tre quarti e sono fermo e vigile, però non guardo negli occhi di Ares che attacca, ma il mio sguardo va a tutto il gentle folk che abita il paziente. Le invoco tutte le immagini, mi appello al loro, alla democrazia e, sempre fiducioso, mantengo la posizione, anche violentemente, ma la mantengo. Io sono fermo e ci riesco perchè ho dalla mia tutte le immagini che ci abitano come coppia terapeutica. E il paziente vede alle mie spalle tutto quell&#8217;esercito. Ma soprattutto ho fede sempre in Ananke e nel fatto che ciò che deve accadere accadrà, secondo necessità. Accadrà al paziente a me e al mondo. Poi, il paziente va via, nausea mi coglie, e io terrorizzato ancora mi ripeto che non dovrà mai più accadere. Non dovà accadere che io contempli ares mentre il paziente, come sempre, non fa nulla di tutto quello che ho immaginato.</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Luca Urbano Blasetti</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">#Confessionidiunopsicoterapeuta</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Scultura: Kong Spirit (blue edition) &#8211; Richard Orlinski</p>
<p>L'articolo <a href="https://lucaurbanoblasetti.it/4-paure-e-1-2-del-terapeuta-la-violenza-sullanalista/">4 PAURE E 1/2 DEL TERAPEUTA: La violenza sull&#8217;analista</a> sembra essere il primo su <a href="https://lucaurbanoblasetti.it">Psicologo Psicoterapeuta: Dott. Luca Urbano Blasetti</a>.</p>
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		<item>
		<title>4 PAURE e 1/2 DEL TERAPEUTA: LA SEDUZIONE</title>
		<link>https://lucaurbanoblasetti.it/4-paure-del-terapeuta-la-seduzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2020 08:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#confessionidiunopsicoterapeuta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LA SEDUZIONE &#8220;Questa storia del pericolo! Bah! Al diavolo! L&#8217;idea del pericolo comincia nella mente dell&#8217;analista&#8230; c&#8217;è tutta la serie di pericoli immaginati dagli analisti. Sono loro a spaventarsi, appartengono a loro le paure. Paura numero uno: la paura che un paziente si suicidi. O la paura di essere sedotti o di sedurre il paziente&#8230; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">LA SEDUZIONE</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">&#8220;Questa storia del pericolo! Bah! Al diavolo! L&#8217;idea del pericolo comincia nella mente dell&#8217;analista&#8230; c&#8217;è tutta la serie di pericoli immaginati dagli analisti. Sono loro a spaventarsi, appartengono a loro le paure. Paura numero uno: la paura che un paziente si suicidi. O la paura di essere sedotti o di sedurre il paziente&#8230; Paura numero tre: La violenza&#8230; ah, si, la paura della psicosi ovviamente&#8221; (Hillman in Il linguaggio della vita).</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Si le ho provate tutte. Le ho transitate. Ma quella che resta nell&#8217;immaginario collettivo la più sapida è quella della seduzione. La paura di sedurre o, peggio, di sentirsi sedotti. Un paziente, o una paziente, molto bella si lasciano guardare e so che, quello stramaledetto transfert che tendo a deteorizzare, mi rende molto più bello di quello che sono. So di essere mediocre ma che quella poltrona, quella dell&#8217;analista, ha un potere seduttivo feroce. E su quella stessa poltrona un terapeuta può sentire un&#8217;attrazione fisica prepotente, reclamata dal corpo, e può attivare fantasticazioni iperboliche. Un buon terapeuta contempla avido e cavalca l&#8217;onda di quell&#8217;eros eppure lo lascia in immagine. Perchè? Ahh! Non per paura di ripercussioni amministrative o deontologiche. No. L&#8217;eros non si è mai assoggettato alla legge. E io non cerco di assoggettare le immagini erotiche che mi emergono in seduta attraverso &#8220;codici&#8221;. Lascio che l&#8217;eccitazione fluisca. E so che questo fluire è già soggetto alla mia amante più cara. Psiche. </p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph"></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright is-resized"><img decoding="async" src="https://i2.wp.com/nuovocinemalocatelli.com/wp-content/uploads/2016/10/198286981.jpg?resize=640%2C427" alt="Il film imperdibile stasera in tv: A DANGEROUS METHOD di David Cronenberg  (ven. 13 sett. 2019, tv in chiaro) | Nuovo Cinema Locatelli" style="width:-563px;height:-375px"/><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.animafaarte.it/la-seduzione-in-psicoterapia-veleno-o-farmaco/?fbclid=IwAR0Uso6xr9OO3T_J1F6x7fv_sULkfQ3_EHZ3jmmJ-p0Zj0KRaCCWpeHS7GY">Clicca qui se vuoi approfondire su: &#8220;<strong>La seduzione in psicoterapia: veleno o farmaco</strong>?&#8221;</a></figcaption></figure>
</div>


<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Il mio amore per Psiche è talmente radicato, è talmente indispensabile da rendermi tossico. Agire sarebbe antiterapeutico poichè farebbe svaporare l&#8217;immagine che è posta dentro il vaso alchemico. Anche se un certo junghismo ha teorizzato l&#8217;opposto&#8230; qualcosa del tipo &#8220;vado a letto coi pazienti per il loro bene&#8221;. Ma questo comporterebbe, ed è qui che il terapeuta poggia, la perdita di quell&#8217;eros. Ecco cosa è l&#8217;amore per Psiche, la totale e totalizzante dipendenza dalle immagini e dall&#8217;eros che emanano. Questa fedeltà alla sua droga, le immagini, più dell&#8217;etica, consente al buon terapeuta, e io lo sono, di non letteralizzare quello che qualcuno ha chiamato controtransfert, pur riuscendo a restituirne tutta la forza ai pazienti. Allora guardo e contemplo, mi stupisco di quell&#8217;eros e della mia eccitazione che, tra le altre cose, non fa distinzioni di genere, e mi chiedo, ogni volta, quale parte di me il paziente o la paziente mi stia portano in dono. E, così facendo, mentre osservo Psiche, la mia amante, lei non manca mai di restituirmi uno sguardo di sconfinata bellezza.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><a href="https://www.ibs.it/sotto-barba-ebook-luca-urbano-blasetti/e/9791221020960?srsltid=AfmBOoqfJDB4C60OWuq2jo8IKZmv9ofZWd1V21FikgFUcb0jiaTe9UQw">Un MANUALE sui SOGNI e sulla Psicanalisi: Sotto la Barba. </a></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><a href="https://www.ibs.it/sotto-barba-ebook-luca-urbano-blasetti/e/9791221020960?srsltid=AfmBOoqfJDB4C60OWuq2jo8IKZmv9ofZWd1V21FikgFUcb0jiaTe9UQw">Il romanzo psicanalitico che vale come un manuale per terapeuti e non </a></p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph"><br>Luca Urbano Blasetti</p>
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		<title>LO SPETTRO CROMATICO DELLA PSICHE</title>
		<link>https://lucaurbanoblasetti.it/lo-spettro-cromatico-della-psiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 07:44:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#confessionidiunopsicoterapeuta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LA FORMULA DELLA PSICOTERAPIA HEX #002FQA7 RGB (r; g; b) (0; 47; 167) CMYK (c; m; y; k) (98; 84; 0; 0) HSV (h; s; v) (233°; 100%; 65%) HSL (h; s; l) (223°; 1.00; 0.65) CIE XYZ (x; y; z) (0.09; 0.06; 0.40) CIE LAB (l; a; b) (28.79; 34.15; -66.27) YUV (y; u; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>LA FORMULA DELLA PSICOTERAPIA</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">HEX <a href="https://www.facebook.com/hashtag/002fqa7?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZXFwkSk3dWzXwPszGPczC7xLOwrtGpEIFkDkn7xCxhkJTerNkVzghPbm8Xl2pdsWy25Zd8k2yOMbQDbwWTAuq0yPAgC2Daqc-edBUmdygRnbUt041CYLXil5bArlDb_J59VYi_jyrcxyfrbCL9_vjg3LCLl_o9v8Icx_qdtVTIWDA&amp;__tn__=*NK-R">#002FQA7</a></p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">RGB (r; g; b) (0; 47; 167)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">CMYK (c; m; y; k) (98; 84; 0; 0)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">HSV (h; s; v) (233°; 100%; 65%)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">HSL (h; s; l) (223°; 1.00; 0.65)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">CIE XYZ (x; y; z) (0.09; 0.06; 0.40)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">CIE LAB (l; a; b) (28.79; 34.15; -66.27)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">YUV (y; u; v) (0.18, 0.23, -0.16)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Eccole qui sopra le coordinate del colore Blu KLEIN (IKB).</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Noi vediamo il blu mentre chi lavora con il colore lo legge in un&#8217;esperienza sinestetica. I restauratori similmente ritrovano il colore da integrare per successive sovrapposizioni di colori che non hanno nessun nesso col colore finale.Ecco, sono fortemente convinto che la psicologia sia alla portata di tutti, che tutti siamo un po&#8217; psicologi, eppure ci vuole pratica e talento. Come un restauratore deve avere un buon occhio e tanto allenamento per leggere le lunghezze d&#8217;onda della luce di un colore, altrettanto uno psicoterapeuta intralegge le componenti emotive e cognitive di una condotta-pensiero-emozione. Nel blu inaspettatamente vi è del verde, un po&#8217; di rosso, indaco, giallo e nero, così come, ad esempio, nell&#8217;ammirazione c&#8217;è attrazione, amore, invidia, aggressività, tristezza, gioia, un pizzico di depressione e maniacalita in dosi generose. Allora, per quanto mi sforzi di dire che siamo tutti un po&#8217; psicologi, per quanto mi ostini a voler restituire la Psicologia al mondo senza che lei, la Signora Psicologia, si blindi, ecco nonostante questo mi sento profondamente solo quando leggo le sottocordinate in chi mi dice che ammira qualcuno&#8230; Mi sento solo perché sempre mi accorgo che chi parla con me non sa leggerle o, in un analfabetismo funzionale, non vuole leggerle. Insomma non basta saper colorare per dipingere e, lo confesso, uno psicoterapeuta è profondamente solo fin quando è fuori dal suo Studio senza i pazienti.</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Luca Urbano Blasetti</p>
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		<item>
		<title>Sull&#8217;INVIDIA</title>
		<link>https://lucaurbanoblasetti.it/sullinvidia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 07:35:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#confessionidiunopsicoterapeuta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Così Platone aveva ragione di dire che per essere un vero medico sarebbe necessario che colui che volesse esserlo fosse passato per tutte le malattie che vuole guarire e per tutti gli accidenti e le circostanze di cui deve giudicare&#8221; (Michel de Montaigne, Saggi) Eggià&#8230; dubitare di terapeuti che non sono pazienti. Montaigne ci ricorda [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">&#8220;Così Platone aveva ragione di dire che per essere un vero medico sarebbe necessario che colui che volesse esserlo fosse passato per tutte le malattie che vuole guarire e per tutti gli accidenti e le circostanze di cui deve giudicare&#8221; (Michel de Montaigne, Saggi)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Eggià&#8230; dubitare di terapeuti che non sono pazienti. Montaigne ci ricorda di Platone e del fatto che non ci si può prendere cura di nessuno se non si è imparato a farlo su di se. Eccola&#8230; Invidia mi viene a trovare con Recalcati che, lo confesso, non sopporto nella misura in cui lui afferma cose che anch&#8217;io affermo ma senza avere il medesimo ascolto, insomma eccolo che dice a Daria Bignardi che un terapeuta è un nevrotico. Si, lo dico da sempre, ogni psicologo si iscrive a psicologia per avere una buona scusa per curarsi. E un buon terapeuta ha una relazione con tutti gli dèi, ne ha conosciuto le inflazioni e le deflazioni, i picchi e le valli ed è saggia guida di quei territori. E proprio perchè li conosce abbandona l&#8217;idea, tutta del medico, di guarire ossia di impedire. Un buon terapeuta sa che il prendersi cura non significa guarire, significa dare cittadinanza a quel dio e non esiliarlo. La psicoterapia è mera testimonianaza ma questo bisogna dirlo a bassa voce. In questo senso sarà Leopardi a rispondere a Montaigne&#8230;&#8221;La natura degli uomini e delle cose può ben essere corrotta, ma non corretta. E se lasciassimo fare alla natura, le cose andrebbero benissimo&#8230;&#8221; (Leopardi, Zibaldone)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Un terapeuta vive dunque sul confine tra normalità e patologia, tra ragione e passione, tra puer e senex e su quel limen si fanno incontri inaspettati, e su &#8220;quel&#8221; edifica una casa con una porta anche sul retro.</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph"><em>L. Urbano Blasetti</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Attenzione alle offerte terapeutiche</title>
		<link>https://lucaurbanoblasetti.it/attenzione-alle-offerte-terapeutiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2020 10:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#confessionidiunopsicoterapeuta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OK! Vi spiego i motivi per cui non andare in terapia in tempi di Virus #Confessionidiunopsicoterapeuta &#8220;La parola greca &#8220;therapeia&#8221; rimanda all&#8217;idea dell&#8217;accudire.Deriva dalla radice &#8220;dher&#8221; che significa &#8220;portare sostenere, reggere&#8221; e si ricollega al sanscrito &#8220;dharma&#8221;, &#8220;abitudine, tradizione&#8221; intese come &#8220;ciò che è portatore&#8221;.Il terapeuta è dunque colui che porta e che accudisce, come [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph"><img decoding="async" height="16" width="16" alt="&#x1f987;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t10/1/16/1f987.png">OK! Vi spiego i motivi per cui non andare in terapia in tempi di Virus</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.facebook.com/hashtag/confessionidiunopsicoterapeuta?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZW4YV2JabFUxB3NU1I-F_sR2Ek04oDwhz5NlhLKRtW4cmPOZNxvhD7b37KYczWRwFEYrv98tMmj8QNOlq-uOrr8y1m4jx391qpZMjKrwMv7qkSHNkOchQK0-VjxDB0VeEk3d9y9PqZRabJ7U8OMIx6_4wFcnFAZsrsSRPMBrErTzw&amp;__tn__=*NK-R">#Confessionidiunopsicoterapeuta</a></p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">&#8220;La parola greca &#8220;therapeia&#8221; rimanda all&#8217;idea dell&#8217;accudire.Deriva dalla radice &#8220;dher&#8221; che significa &#8220;portare sostenere, reggere&#8221; e si ricollega al sanscrito &#8220;dharma&#8221;, &#8220;abitudine, tradizione&#8221; intese come &#8220;ciò che è portatore&#8221;.Il terapeuta è dunque colui che porta e che accudisce, come fa il servitore (in greco: therapeutes, therapon, theraps).E&#8217; inoltre colui al quale appoggiarsi, aggrapparsi, chiedere sostegno, giacchè &#8220;dher&#8221; è anche la radice di &#8220;thronos&#8221; (trono, seggio,sedia)&#8230; ma anche l&#8217;analizzando ha la sua sedia&#8230; la dipendenza è reciproca&#8230;Lo psicoterapeuta è, insomma, letteralmente il &#8220;servitore dell&#8217;anima&#8221;.(J. Hillman, &#8220;Il suicidio e l&#8217;anima&#8221;)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph"><img decoding="async" height="16" width="16" alt="&#x1f4cc;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/tac/1/16/1f4cc.png">Insomma ve lo confesso&#8230; se siete in difficoltà per la quarantena, se non riuscite a gestire i rapporti di coppia, i figli, la clausura non chiedete agli psicologi perchè, loro, gli psicologi, sono nelle vostre identiche difficoltà. Anzi iniziate a pensare che aguzzandovi nell&#8217;ingegno potreste avere idee che gli psicologi non avrebbero. Noi, gli psicologi, abbiamo quella che chiamiamo &#8220;ferita narcisistica&#8221; e cerchiamo di dispensare pensieri con l&#8217;unico obiettivo di sentirci visti (come me in questo post). La psicologia cura, ma la psicologia deve essere curata dal suo intrinseco narcisismo. Eccoli dunque, schiere di esperti della psiche che dispensano consigli in tempi di corona. Riorganizzare ritmicamente la giornata, gestire gli spazi, stare nel qui e ora&#8230; insomma la solita fiera dell&#8217;ovvio che in genere fa vibrare le corde vocali di noi che andiamo in rete, in onda o in alto mare e non avvistiamo Terra! da un po&#8217;. Ognuno è in grado di immaginare, è una dotazione di base, e quindi ognuno può trovare il modo di gestire la sua clausura. Si perchè, sia chiaro, la terapia non ha come scopo organizzare per procura, piuttosto ha come obiettivo ri-inizializzare l&#8217;immaginazione attraverso la condivisione emotiva. Dunque non chiedete agli psicologi, non iniziate una terapia per questo. Continuate a fare pane, stuccare muri, leggere, istagrammare, cantare e tutto ciò che verrà dopo perchè, ve lo confesso di nuovo, come in co-visione, nessuna delle terapie che stanno proseguendo o sono iniziate e sto seguendo oggi on line si sta occupando del virus, anche quando il virus ce lo ha in casa. Buona clausura.</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Luca Urbano Blasetti</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA MISSION DELLE CONFESSIONI? il Suicidio dello Psicoterapeuta</title>
		<link>https://lucaurbanoblasetti.it/1139-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2020 09:31:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#confessionidiunopsicoterapeuta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lucaurbanoblasetti.it/?p=1139</guid>

					<description><![CDATA[<p>La prima delle confessioni che rivela il telos, lo scopo di questo progetto letterario.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.facebook.com/hashtag/confessionidiunopsicoterapeuta?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZXTkA1gzAUAs3_oVtbSmlYyHMqLjq_WeW3hQoQG4qUGSj3UvVjJcLGEfSupd9PIhGehg74ly8tqmEC7CTUWJs12cO-txfV1IVktqQxbUYD2Xewz-_R-mhBBRqdxfY4ScAbcl5VOw2_Agzh3yGpPK1YT--ty_Cwki3TbUx4BWp0Fvw&amp;__tn__=*NK-R">#Confessionidiunopsicoterapeuta</a></p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">&#8220;L’impegno sociale a fornire prodotti del sistema medico rischia di distruggere le condizioni ambientali e culturali necessarie perché la gente viva una vita di costante guarigione autonoma… la salute tocca i suoi livelli ottimali laddove l’ambiente genera capacità di far fronte alla vita in modo autonomo e responsabile…Oltre una certa misura critica, la tutela della salute equivale a una negazione sistematica della salute&#8221;. (I. Illich)</p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Ecco cosa è una confessione. Una confessione è il momento più alto del nostro vivere. È il momento in cui, levati i veli, ci sveliamo. Ma non è un’ostentazione, piuttosto è mostrare le parti che non vanno svelate e questo non può che essere il primo obiettivo di una psicoterapia. Jung citava diverse funzioni della psicoterapia, quella pedagogica, quella trascendente e così via… ma sempre, tutte, immancabilmente, dopo la confessione. Così abbiamo rubato il mestiere ai preti, semplicemente aggiungendo, all’inizio, “prego si spogli e si stenda”. Allora perché un paziente lo faccia, perchè si spogli, perché il mondo smetta di nascondersi è importante che la psicoterapia smetta di essere il nascondiglio ideale. </p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Dunque. Lo confesso! Il solo concepire la psicologia e la psicoterapia è il mezzo con cui si minaccia la salute psicologica, è il primo modo con cui si contribuisce alla sofferenza. Il paziente che giunge mi attribuisce poteri superiori, mi osserva convinto che io sappia qualcosa di segreto. E invece non sa che una volta giunto nella stanza d’analisi, cercherò di suicidarmi per tutto il tempo, cercherò di aiutare il paziente a vivere il lutto dell’immaginario terapeutico, lo accompagnerò, anche violentemente, di fronte a uno specchio in cui la mia immagine, dovrà comprendere, non è altro che il peggior nemico della sua salute psicologica che, secondo necessità, percorre vie che nessun terapeuta conosce. </p>



<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Queste confessioni sono il racconto di questo suicidio, nella speranza che, il mondo dopo 120 anni di psicanalisi vada meglio.Da Socrate a Nietzsche, da Freud fino ad Hillman, le Confessioni prendono spunto dalle considerazioni dei grandi psicologi, per parlare dell&#8217;indicibile della terapia, per uccidere e trasmutare l&#8217;idea dello psicoterapeuta che risulta iatrogena. Siete tutti i benvenuti in questo viaggio immaginale che niente altro è che un elogio del suicidio ma, sia inteso, il suicidio immaginale va inteso semplicemente come la capacità di rinunciare alle nostre illusorie aspettative sul mondo che ci circonda. Rinunciare all&#8217;idea salvifica che qualcuno ci solleverà dal corso del nostro vivere può diventare il primo passo per trovare le risorse per condurre proprio quel &#8220;vivere&#8221;.</p>
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